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2016: CORPO FRAGILE – CORPO MATERIALE

 

 

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A seguito delle prime due edizioni Hybrid Body – Poetic Body (Corpo Ibrido – Corpo Poetico) Ritual Body – Political Body (Corpo Rituale – Corpo Politico) tenutesi rispettivamente nel dicembre del 2012 e 2014, la III VENICE INTERNATIONAL PERFORMANCE ART WEEK avrà nuovamente luogo nelle sedi storiche dell'European Cultural Centre di Venezia (Palazzo Mora e Palazzo Michiel) nei giorni 10-17 dicembre 2016. Con il titolo Fragile Body - Material Body (Corpo Fragile - Corpo Materiale), questa terza edizione rappresenta il capitolo conclusivo della trilogia dedicata al 'corpo'.

Il progetto espositivo di live art dedicato alla performance contemporanea prevede quest'anno la partecipazione di oltre ottanta artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali presenti per il sostegno offerto da prestigiose fondazioni e istituzioni culturali. La scelta di accostare opere di pionieri e maestri di questa pratica artistica, parallelamente a quelle di artisti emergenti e altri, già consolidati in ambito internazionale, servirà a stimolare nuove riflessioni su alcune delle principali esperienze passate, come sulle tendenze più attuali di questo specifico settore dell'arte contemporanea.

Attraverso un nutrito programma di performance dal vivo, conferenze, presentazioni, incontri giornalieri con gli artisti aperti al pubblico e un itinerario d'installazioni, documentazioni fotografiche e video, sala studio e movie room, con il tema Fragile Body - Material Body (Corpo Fragile - Corpo Materiale), la terza edizione della VENICE INTERNATIONAL PERFORMANCE ART WEEK continua l'esplorazione di concetti propri alla performance art, la live art e la body art contemporanee. Là dove il corpo dell’artista rappresenta il principale strumento della pratica artistica, assumono importanza questioni quali la ricerca di autenticità, la vulnerabilità e la fragilità dell'essere, la relazione con l’altro da sé, il corpo voce,  la traduzione di stati mentali e spirituali in espressione corporea liminale, la discussione intorno alle  mutazioni e trasformazioni post-organiche alle quali assoggettiamo il corpo umano. E ancora il corpo come matrice di poiésis, creazione, conoscenza, di processi attraverso cui qualcosa che prima non c'era può accadere qui e ora.

Se nella performance art l'idea di "presenza dell'uomo nel mondo" sottende la necessità di guardare alle relazioni sociali e alla vita degli individui con maggiore attenzione e sensibilità e dove il termine "presenza" riveste un significato ben diverso da quello di "temporanea condizione qualsiasi", in questo senso la comunicazione bidirezionale che può innescarsi tra artisti e pubblico diventa elemento essenziale. Di conseguenza, proprio per la specificità del tema Fragile Body - Material Body (Corpo Fragile - Corpo Materiale) le performance dal vivo e le opere in mostra di questa terza edizione cercheranno altresì di fornire indicazioni su come innescare meccanismi utili a sostenere un cambiamento positivo e vitale attraverso l'arte stessa e la cultura.

 

 

FRA•GILE

 

L'aggettivo "fragile" viene spesso associato a espressioni quali "usare con cautela" e "maneggiare con cura".

Cura e fragilità sono anche i concetti ai quali si ispira la III VENICE INTERNATIONAL PERFORMANCE ART WEEK, per diventare luogo dove intensificare e concentrare - seppur momentaneamente - la riflessione sulla precarietà delle cose del mondo e della vita.

Per quanto la performance art sia una pratica effimera per sua stessa natura, poiché l'atto artistico accade e si esaurisce nel qui e ora, allo stesso tempo rappresenta comunque e sempre un invito ad assumere piena coscienza nei confronti dell’altro, con il pensiero, la parola, il gesto, in come e per cosa si agisce. Il performer arrischiando, facendo del proprio corpo il principale strumento espressivo, espone se stesso, si mette a nudo, consapevole che il corpo non può lasciare spazio alla menzogna perché non può nascondersi, e anche se dovesse mentire, confesserebbe sempre.

Forza e fragilità possono rappresentare anche un paradosso, eppure la fragilità non implica solo connotazioni negative. E' piuttosto un continuo memento mori della sua stessa esistenza e un richiamo a vivere consapevolmente la complessa aleatorietà del nostro presente, avendo cura di tutto ciò che ci circonda, vicino o lontano che sia.

Il corpo, anche qualora fosse del tutto assente, è elemento imprescindibile della performance art, così come lo è delle relazioni umane e della loro inerente fragilità.

Nell'idea stessa di fragilità, risiede il potenziale di distruzione-rinascita dell'essere umano e dei sistemi di coesistenza tra individui, sociali, politici, etici, spirituali. Là dove con il termine de-costruzione viene intesa una fase necessaria del percorso evolutivo, la parola "cura" implica pertanto l'impegno nell'affrontare una reale emergenza, valutandola in tutti i suoi aspetti, di conseguenza riflettendo non solo sulle cause, ma anche sulle sue potenzialità, determinandone il possibile valore.

Aver cura di tutto ciò che è fragile, perché in fondo "l'unico modo per affrontare un mondo non libero è diventare così liberi che la nostra stessa esistenza diventi un atto di ribellione (...) poiché la ribellione non può fare a meno di uno strano amore." (Albert Camus)

 

 

MA•TE•RIALE

 

Il termine "materiale" fa riferimento alla specifica natura chimico-fisica di un corpo, "detto di cose che si presentano come oggetti sensibili e occupano un'estensione spaziale, laddove entità materiale è un qualcosa di concreto, corporeo, fisico, reale, sensibile" (Treccani). Il Thesaurus lo indica anche come aggettivo alternativo per indicare il corpo di un essere umano.

Nelle parole di filosofi, letterati e studiosi della psiche umana, il corpo fisico è stato spesso descritto (non solo metaforicamente) come la porta d'accesso a stati di coscienza e conoscenza superiori: l'elemento da cui non si può prescindere, ma che è possibile trascendere per percepire, sentire e toccare la materia spirituale.

Nell'affrontare la questione dello spirito, centrale alle religioni orientali come pure al Vangelo, l'uomo ha sempre riflettuto sulla propria percezione del corpo materia, come quando nel giorno del Giovedi Santo, nel giardino di Getsemani, trovando i suoi discepoli nel sonno, Gesù svegliandoli li ammonisce dicendo: "Ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole." (Matteo 26:41).

A prescindere dalla matrice cristiana, questa frase è universalmente importante perché afferma che se la carne è debole (pars constituent del nostro corpo materiale, fragile e destinata inevitabilmente a caducità), lo spirito è "pronto" (πρόθυμον = prothemon), desideroso di fare ciò che è giusto - quel "giusto" che si sente, percepisce e che è anche necessario per una formazione etica, come Kant sosteneva nella sua Critica della Ragion Pratica (1788).

Da Aristotele a Hegel, Jung, Watts, ai molti maestri del pensiero che hanno indagato la natura dell'essere concentrandosi sulla fenomenologia dello spirito, fino alle più recenti prospettive olistiche e ricerche neuroscientifiche, tutti paiono concordare almeno sul fatto che se le parti di un qualcosa sono intimamente interconnesse e spiegabili soltanto in riferimento al tutto, è proprio il nostro corpo materiale a dirci (della necessità) di nutrire il nostro spirito, entrando in sintonia con i suoi veri desideri.

In altre parole, sarebbe come dire che se lo spirito tende verso ciò che è buono, vero, completo, bello e raggiungibile per via del nostro corpo materiale, le metamorfosi continue che il corpo materiale subisce durante il corso della vita (a causa del suo inevitabile decadimento organico che perdura per molto tempo ancora dopo la morte naturale), potrebbero essere anche interpretate come la prova di una trascendenza da tutto ciò che è materiale e allo stesso tempo della forma più profondamente vitale dell'essere.

Tutto questo può essere certamente confutabile. Ogni proposizione ha il suo tallone d'Achille, poiché, come diceva  Ludwig Wittgenstein "tutte le proposizioni dicono la stessa cosa, cioè nulla" e il linguaggio arriva solo fino ad un certo punto, hai suoi limiti e "i limiti del nostro linguaggio significano anche i limiti del nostro mondo."

Che cosa significa essere, per un essere? Che cos'è l'esistenza? Cos'è che si può dire esista?

"Tutto ciò che noi vediamo potrebbe anche essere altrimenti. Tutto ciò che possiamo descrivere potrebbe anche essere altrimenti." Forse, noi tutti non siamo che un incidente cosmico, con una vita molto breve e il mondo in cui viviamo "è tutto ciò che è il caso. Così stanno le cose." (LW)

  

ALLORA, PERCHE' PER•FOR•MA•RE?


Forse per agire e dare sostanza a quanto non si può dire ma di cui si è a conoscenza, accettando, prendendo, contrastando, resistendo, abbandonando, indulgendo, passando sopra o attraverso - con dignitoso silenzio - a tutto ciò che illude e sfugge.

Artisti, gente di ogni giorno - perché non fa differenza né c'è diversità - appariamo solo per ciò che realmente siamo.

Ci rispecchiamo l'uno nell'altro, portando con noi ideali, idee, sofferenze, amori, paure, sogni, sensualità e ironia come tesori puri da condividere nella ricerca di espressione, formando una comunità creativa che, per quanto temporanea, possa modellarsi come una scultura sociale che dica di rispetto e libertà, anche là, dove prima la libertà non c'era.

Forse per celebrare la vita.

 

~ VestAndPage (Verena Stenke & Andrea Pagnes)

 

 


© Venice International Performance Art Week 2012-2016

 
 
 
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